TREVISO

 

INTRODUZIONE

Treviso è un territorio che come pochi altri ha saputo amalgamare il fascino di scenari naturali e di preziosi contesti storico-architettonici con una forte crescita industriale e terziaria che l'ha portato ad essere una delle aree economiche più competitive dei nostro paese. Treviso trasmette ottimismo in chi la visita, sprigiona quell'atmosfera di cordialità e di amicizia che colpiscono e quasi sempre fanno innamorare. Il senso di ospitalità dei suoi abitanti è ormai proverbiale.


Il verde è il colore che più caratterizza Treviso: il verde dei giardini e dei corsi d'acqua che corrono attorno alle mura, entrano nella città e vi formano una fitta rete di canali e di pittoresche isole prima di unirsi alle verdi acque del fiume Sile. La città è percorsa da una miriade di corsi d'acqua che nascono da bolle di risorgive e si gettano nel
Sile, il suo fiume, e che appaiono e scompaiono dentro il tessuto urbano, dei quale costituiscono l'inconfondibile elemento paesaggistico. Treviso vanta un numero notevolissimo di antichi edifici dalle facciate affrescate, che formano un continuum decorativo inimitabile, un ciclo di affreschi a cielo aperto. La città serba una molteplicità di luoghi urbani irripetibili, dedicati al passeggio, al tempo libero e alle occasioni per gustare le prelibatezze di una cucina che sa coniugare la raffinatezza con i gusti decisi.


Treviso fu sempre fedele a Venezia, tanto da guadagnarsi il titolo di " figlia favorita " della Serenissima. La città è completamentecircondata dalle Mura costruite all'inizio del XVI secolo dai veneziani, che fecero di Treviso uno dei bastioni del suo entroterra per la difesa contro la Lega di Cambrai. Progettate da Fra' Giocondo e realizzate da Bartolomeo d'Alviano, allora non servirono, ma consentono ai trevigiani di farsi salutari passeggiate senza dover uscire dalla città. Peccato che oggi la passeggiata sulle mura sia limitata al terrapieno del lato nord, perché nel tempo gli altri sono stati demoliti oppure ceduti a privati che vi hanno costruito le loro ville. Lungo il perimetro esterno delle Mura corre una cintura di verde e di canali (Sile-Botteniga) che dovevano servire alla difesa idraulica della città (allagavano il terriotrio circostante in caso di attacco).

CENNI STORICI

Sembra che il toponimo di Treviso, Tarvisium, per i romani derivi dal celtico Tarvos: tori, o da Trev: che in gallico significa "Villaggio di legno". Il riferimento più attendibile rimane comunque quello derivante dal latino Tervisus che significa tre colline corrispondenti alle attuali Piazza Duomo, Piazza dei Signori e S. Andrea su cui erano edificati i primi tre villaggi; ulteriore ipotesi è quella che deriva da una piccola statua di una puella con tre volti, quindi Trevisi. Di origine antichissima, il nucleo abitativo stabile più antico risale al XVI secolo a.C., all'età del bronzo medio. Gli abbondanti reperti riportati alla luce documentano la presenza umana nel corso dei millenni; nel neolitico gli abitanti diventano abili nella lavorazione della pietra e della selce. Sono stati rinvenuti frammenti di ceramica, oggetti in corno di cervo e in osso lavorato ed alcune asce dell'età del bronzo.

I romani giunsero nel Veneto agli inizi del secondo secolo a.C. e nel secolo successivo concessero alle popolazioni locali la cittadinanza latina. Treviso diventò così Municipio romano iscritto alla tribù Claudia, sede di attività amministrative e commerciali e il suo territorio fu sottoposto alla centuriazione, che in città ruotava attorno al cardine massimo e al decumano massimo, quest'ultimo identificabile con il Calmaggiore. I due assi si incontravano nel quadrivio nel sito dell'attuale Piazza dei Signori, detta "carubio" nel Medioevo. Nel passaggio dall'urbs romana a quella medioevale, la conformazione dei borghi subì continue modifiche a causa delle invasioni barbariche e delle guerre; dai Goti, dai Longobardi che ne fecero sede di Ducato, a Carlo Magno nel 776, agli Ungari che devastarono la città nell'898. Alla fine del X° secolo Treviso diventa capoluogo della Marca trevigiana la quale nel 1162 si identifica nel motto "Monti Musoni Ponto dominorque Naoni (Dominio dal monte a mare dal Musone al Noncello). Nel 1164 i soldati di Barbarossa furono respinti da un esercito comunale e la città ottenne tra i vari privilegi di essere fortificata.


Treviso visse anni particolarmente travagliati durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, periodo in cui assunse un aspetto urbanistico ben definito; nei primi anni del XIII secolo si edificò la Domus lapidea comunis (attuale Palazzo dei Trecento) successivamente il palazzo Pretorio e quello del Podestà e La Loggia dei Cavalieri (1276). Le prime case delle famiglie importanti furono Ca' dei Ricchi (1400) sorta su basi preesistenti, la Torre del Visdomino, la Torre della famiglia Oliva e la Torre Rossignona. Nel Medioevo Treviso divenne centro di feste cortesi e cavalleresche, offrendo ospitalità a famosi pittori ed insigni poeti che la definirono "Marca gioiosa et amorosa". Nel 1389 Trevìso sì consegnò definitivamente alla Serenissima dopo aver subito dal 1239 la signoría dei da Romano, dei da Camino, degli Scaligeri e dei da Carrara. Nel 1509 si iniziò la costruzione delle mura di cui esistono tutt'ora tre porte ben conservate: Porta SS. Quaranta (1517), Porta S. Tomaso e Porta Altinia (1514). Alla caduta della Serenissima nel 1797 per mano napoleonica la città passòsotto l'autorità austriaca ed in quel periodo andarono perdute opere d'arte, vennero abbattuti importanti palazzi, soppressi i monasteri e danneggiate molte delle antiche facciate affrescate. Treviso venne in questo secolo a trovarsi immersa nelle tempeste della prima guerra mondiale; la città subì diversi bombardamenti, un terzo delle case furono distrutte o danneggiate gravemente, ma un danno ben maggiore le venne dai bombardamenti alleati dell'ultima guerra. Il primo e più grave di essi nel giorno del Venerdì Santo 1944 in pochi minuti distrusse quasi mezza città. Furono due anni durissimi che culminarono con le insurrezioni popolari dell'aprile del 1945, quando partigiani e popolo liberarono la città e la provincia..

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PIAZZA DEI SIGNORI

Piazza dei signori è il monumento più rappresentativo della città, per il suo rilievo urbanistico, per essere legato al periodo che più ha inciso sulla storia e sul carattere della città, per la storia recente che lo ha visto semidistrutto dalla guerra e con ferma volontà ricostruito, quasi simbolo della rinascita della città. Il luogo circondato da alcuni dei più insigni monumenti cittadini, quali la Torre Civica, il Palazzo della Prefettura e il Palazzo dei Trecento. La sua costruzione risale agli anni tra il primo e il secondo decennio del 1200 quando il Comune di Treviso, dopo la pace di Costanza (1183), afferma la propria autonomia rispetto sia all'autorità imperiale che vescovile, costituendo un governo sovrano e dandosi un proprio corpus di statuti.

Nel suo stile romanico severo e quasi rustico, che trova stretti contatti con altri edifici pubblici dell'area emiliano-lombarda, il palazzo si presenta come una enorme e massiccia mole quadrilatera merlata, dove la compattezza delle pareti in laterizio è interrotta solo dalle eleganti trifore. Tracce superstiti della decorazione pittorica duecentesca si scorgono ancora nei sottarchi del portico verso Piazza del Monte. L'interno è coperto con monumentali capriate di originalissima forma doppia, sostenute da modiglioni sagomati e originariamente dipinti.

La decorazione romanica delle pareti, in parte conservata, è costituita da fasce con scene amorose e di caccia tra le testate delle capriate, da grandi animali esotici dipinti in riquadri tra le trifore, da motivi nei sottarchi delle stesse. Nel 1500 fu realizzata la grande fascia con tutti gli stemmi dei podestà veneziani (reintegrata da M. Botter) e la decorazione sulla parete di fondo con finte architetture, figure religiose ed allegoriche di stile veronesiano.

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SAN FRANCESCO

Proseguendo verso il canale dei Buranelli (uno dei luoghi simbolo della città) e da qui in Piazza Rinaldi, si giunge infine, dopo aver attraversato altri ambienti urbani notevolissimi, alla Chiesa di San Francesco, uno dei gioielli architettoníci della città. Un primo gruppo di frati giunse nella capitale della Marca probabilmente già nel 1216, inviati, come vuole la tradizione, dallo stesso San Francesco: forse già nel 1231, all'indomani della conciliazione di Francesco e della traslazione solenne del suo corpo nella nuova Basilica di Assisi, fu iniziata la costruzione della chiesa e del convento con la contribuzione del Comune e di numerose famiglie cittadine.La chiesa, che doveva già essere compiuta nelle sue linee generali nel 1270, fu subito scelta a Pantheon delle maggiori famiglie cittadine. Occupati nel 1797 dai Francesi, la chiesa e il convento furono requisiti e soppressi dalle leggi napoleoniche del 1806. Iniziarono così le tristi vicende che portarono alla demolizione del convento, che aveva due chiostri, e alla completa degradazione della chiesa che, divisa in tre piani da soppalchi lignei, fu adibita, per usi militari, a stalla e magazzino.

Nel 1928, dopo una imponente opera di restauro alla quale concorse tutta la cittadinanza, la chiesa fu riaperta al culto e restituita ai Frati Minori Conventuali. L'architettura del tempio, improntata francescanamente a grande austerità, rappresenta un momento di transizione tra lo stile romanico e il primo gotico. La misurata ed elegante facciata è a capanna e, come i fianchi, è percorsa da lesene e coronata da archetti. Il portale, appena sporgente, ha nella lunetta un affresco attribuito a Marco Veneziano (1235). Lo stupendo interno, dalle nude pareti a mattone, immerso in una luce soffusa, è a grande navata unica con breve transetto aperto attraverso due amplissime, aeree arcate a tutto sesto che staccano dalla navata la parete di fondo con le cinque cappelle parallele, di cui la maggiore ha abside polígonale. Il bellissimo soffitto ligneo, perfettamente ricostruito sugli elementi originali, è a carena di nave polilobata e suggerisce l'idea della volta celeste: sul fondo blu cupo spiccano cassettoncini con al centro stelle bianche. Presso la porta laterale è conservata la Tomba di Francesca figlia di Francesco Petrarca, con la lastra tombale recante una toccante iscrizione latina dettata dal marito Francesco da Brossano; la diletta figlia del Petrarca, che si era stabilita a Treviso col marito milanese, funzionario di Francesco da Carrara, mori di parto nel 1384.


Sulla parete sinistra della navata, gigantesca figura dì S. Cristoforo, opera romanico-bizantina (fine 1200). Nella cappella maggiore, sulle vele della volta, Quattro Evangelisti di ignoto allievo, forse boemo di Tomaso da Modena. Nella prima cappella a sinistra, bellissimo affresco con Madonna col Bambino e Sette Santi, opera di Tomaso da Modena (1350), di raffinata eleganza gotica, affascinante specie per la scelta dei toni cromatici. Nella seconda cappella a sinistra, analogo affresco con Madonna e Quattro Santi, datato 1351, opera del valente allievo di Tomaso da Modena denominato Maestro di Feltro. Sulla parete di fondo dello stesso transetto sinistro, Arca sepolcrale di Píetro Alighieri, figlio di Dante, rappresentato in veste dottorale tra due figure reggi-cortina, opera di bottega veneziana. Pietro Alighieri, giudice, poeta e commentatore della Divina Commedia, residente a Verona, morì improvvisamente durante un suo soggiorno a Treviso nel 1364.

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SANTA LUCIA E SAN VITO


Nella vicina Piazza S.Vito sorgono le due chiese di S.Lucia e S.Vito, che compongono un complesso assai originale e ricco di rilevanti documenti artistici.

La Chiesa di S. Lucia sorse nel 1389 per ricordare la definitiva dedizione di Treviso aVenezia,(proclamata l'anno precedente nel giorno dedicato alla Santa) e risultò dall'ampliamento della più antica cappella di S. Maria delle Carceri, sul luogo delle carceri del Comune distrutte da incendio nel 1354. E' a tre navate uguali, con volte gotiche a crociera su basse colonne; la struttura e la poca luce le conferiscono una suggestione particolare, quasi di cripta. Alterata, fu rimessa in ripristino negli Anni Venti (M. Botter).La prima cappella affrescata, a destra dell'ingresso, è quella primitiva, addossata alle strutture romaniche della parte absidale della millenaria chiesa di S.Vito. L'affresco centrale, trasportato, raffigura la Madonna del Paveio (farfalla), opera di Tomaso da Modena (1355) già molto restaurata in antico, del quale rimangono autografe due incantevoli teste d'angelo. Sopra e attorno sono affrescate Storie della Passione, tra le quali è notevole la Crocifissione di scuola veronese della fine del 1300. Pure a Tomaso da Modena è stata recentemente attribuita una delicata Madonna col Bambino nella campata contigua. Altri affreschi della fine del 1300 con Storie di Santi sono su alcune crociere. Interessanti anche alcune sculture quattrocentesche di arte locale, come la Balaustra in pietra con busti di Santi attorno all'altare maggiore.

Una porticína comunica con la Chiesa di San Vito, immettendo proprio nella parte più antica superstite: una piccola cappella absidata risalente al sec, XI?XII, con importanti affreschi romanici (Cristo e Apostoli) della prima metà del 1200, recentemente attribuiti al quasi sconosciuto maestro Ognibene da Treviso. La chiesa attuale, a tre navate su colonne, fu ricostruita nel 1561, quando sopra di essa si allargarono i locali del Monte di Pietà; a questa ricostruzione risale l'alto e arioso portico verso Piazza S. Vito.

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MONTE DI PIETA'

Lasciato il salotto cittadino, attraverso il portico dei Soffioni si raggiunge la caratteristicaPiazzetta del Monte di Pietà, in cui nel 1496 venne insediato il Monte di Pietà: all'interno vi è la Cappella dei Rettori, un piccolo ambiente del tardo 1500 eccezionalmente ben conservato; nella parte alta delle pareti, tra ricche cornici intagliate e dorate, sono sei storie e parabole allusive alla carità (Agar e l'Angelo, Il Convito del Ricco Epulone, Elia, Il Buon Samaritano, Mosè che fa scaturire l'acqua, Il Figliol Prodigo), da considerare il capolavoro del pittore fiammingo, naturalizzato trevigiano, Ludovico Toeput detto il Pozzoserrato (1591). Alcune di queste scene sono interessanti per l'ambientazione in ville venete cinquecentesche. Lo sciupato affresco della piccola abside è di L. Fiumicelli. Bellissimi sono il soffitto a travicelli dipinti a intrecci e il rivestimento delle pareti con cuoi di Cordova arabescati, impressi, dipinti, dorati ed argentati su imitazione di modelli ispano-arabi.

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SANTA CATERINA E LOGGIA DEI CAVALIERI

La Chiesa di S.Caterina e il Convento omonimo furono iniziati nel 1346 dall'ordine fiorentino dei Servi di Maria, sui ruderi del Palazzo dei da Camino, principesca dimora dei Signori di Treviso che vi avevano ospitato artisti, trovatori, poeti e letterati, tra i quali molto probabilmente lo stesso Dante Alighieri. Il Palazzo fu saccheggiato e diroccato dal popolo nel 1312 al momento della cacciata di Guecellone. Con la soppressione napoleonica del 1810 la chiesa, disperse le opere d'arte, demolite le absidi, soppalcato l'interno, aperte decine di finestre martoriando gli affreschi già scialbati, e il convento, manomesso e alterato nei suoi due chiostri, furono usati come magazzini militari e caserma, prima sotto il governo austriaco, poi sotto quello italiano, fino al 1944. Colpito dai bombardamenti del 1944/45, il complesso, rivelato il tesoro dei suoi affreschi, iniziato il completo restauro, è destinato a diventare la nuova sede dei Musei Civici.

 

Da S. Caterina si può raggiungere, seguendo suggestive arterie, la chiesa di S.Maria Maggiore, e da qui recarsi al Ponte Dante( là dove Sile e Cagnan S'accompagna" secondo il celebre verso della Divina Commedia) quindi prendere la strada per L'Ospedale Vecchio e Piazza S.Leonardo e prima di tornare in Piazza dei Signori, fermarsi alla Loggia dei Cavalieri: è una singolare architettura di grande semplicità e leggerezza, esemplare di quel romanico trevigiano che pure risente dell'eleganza bizantina lagunare. Fu costruita sotto il podestà Andrea da Perugia (1276/77) per servire come luogo per convegni, conversazioni, per il gioco degli scacchi ed altri svaghi, esclusivamente riservato a nobili e cavalieri. E' una sorta di piazza coperta, di forma quadrangolare, aperta su ognuno di tre lati da cinque arcate su esili colonne quadrate in pietra con capitello liscio. La copertura piramidale, quasi un enorme cappello, è molto sporgente su modiglioni lignei sagomati ed ha una complessa struttura interna, nascosta da un soffitto ligneo a travicelli, che conduce i carichi principalmente su un'alta colonna centrale.


L'edificio, che gli antichi documenti portano a vanto della città, era interamente rivestito da una ricca decorazione a fresco, che smaterializzava fantasticamente le superfici. La prima decorazione fu rinnovata nel 1313 con ricchi ornati policromi a fasce geometriche e vegetali stilizzate, e inoltre all'esterno con un fregio continuo con una lunga teoria di cavalieri e all'interno scene tratte dal francese "Roman de Troie". Esigui resti di queste decorazioni, bisognosi di urgente restauro, si scorgono specie nei sottarchi. Restaurato una prima volta nel 1911, l'edificio ebbe demolito il lato orientale dai bombardamenti del 1944, poi ricostruito col materiale originale. Recentemente ha ospitato a lungo una suggestiva libreria all'aperto della famiglia Tarantola, librai ambulanti originari della famosa Pontremoli, ed un pittoresco mercatino di giocattoli.

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SAN AGOSTINO

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Attraverso Piazza S. Parisio, si giunge alla Chiesa di S.Agostino, unico valevole esempio di rococò in città. Fu costruita verso la metà del 1700 su progetto di Francesco Vecelli, ed era annessa al Collegio dei Padri Somaschi. La luminosa e bellissima aula a pianta ellittica, tutta decorata da delicati stucchi che spiccano entro quadrature verde pistacchio e con altari in marmi policromi ha un'eleganza fastosa, quasi profana. Le numerose tele sono prevalentemente del piazzettesco Antonio Marinetti detto Il Chiozzotto", altre di Antonio Fumiani. Notevole anche l'omogeneo complesso di arredi.

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PESCHERIA

Lasciata S. francesco ci si può recare in Piazza del Grano, sede di un vivacissimo mercato o alla Pescheria, forse l'episodio urbanistico più singolare della città, nella sua zona più popolarmente animata: è un ampio "vuoto urbano" formato dall'allargarsi del Cagnan Grande.

Sistemando alcuni isolotti al suo centro, nel 1855, è stata creata l'attuale isola per ospitare, sotto una bella corona di ippocastani, i banchi del quotidiano mercato del pesce. Specie al mattino, il pittoresco mercato del pesce sull'isola, le bancarelle della frutta e verdura nella prospiciente via Pescheria, le botteghe della vicina via Palestro, i numerosi locali pubblici per il vino e i "golosessi", rendono animatissima, popolare e vivace questa zona compresa tra i Cagnani Grande e di mezzo, vicina al cuore storico di Piazza dei Signori, coinvolgendo con suoni, profumi, sapori, colori autenticamente trevisani.Su un lato una serie di facciate, con le loro fantasiose e vivaci decorazioni affrescate che vanno dal gotico al rinascimento, dal 1400 al 1500, costituiscono quasi un campionario di questo genere particolare. Sulla loro sinistra, tre arcate introducono alla tranquilla Piazzetta S. Parisio, in realtà già chiostro quattrocentesco dell'omonimo convento delle monache Camaldolesi, del quale si scorgono le arcate occluse.

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PIAZZA DUOMO

Imboccando il Calmaggiore da Piazza dei Signori (con molta probabilità l'antico cardo romano), la più nobile arteria cittadina, su cui si affacciano numerosi palazzi signorili si giunge nella Piazza del Duomo.

Il Complesso del Duomo, "quasi un piccolo Vaticano", si stende sul lato est della piazza e comprende il Battistero di S. Giovanni col retrostante campanile, la Cattedrale dedicata a S. Pietro, il Vescovado e, dietro questi ultimi edifici, le Canoniche. Il complesso si andò qui formando fin dai primi tempi dell'evangelizzazione, in una parte della città romana dove pare accertata la presenza di edifici pubblici come il teatro, un tempio e, forse, un edificio termale, di cui un'aula circolare con pavimento a mosaico, recentemente scoperta, è da identificare come il primo battistero paleocristiano. L'impianto degli attuali edifici risale al sec. XI/XII epoca in cui la Cattedrale fu ricostruita in splendide forme romaniche. Purtroppo, solo una ricca iconografia ci testimonia come queste forme fossero il prodotto della originalissima fusione di elementi della cultura romanico padana (gallerie in facciata, portale a strombo con protiro), con altri propri della tradizione bizantina lagunare.

 

A pianta basilicale, a tre navate, con ricchi mosaici pavimentali e parietali, già nel 1400 si era addossato alla facciata un ampio portico e si era iniziata la ricostruzione delle tre cappelle absidali. Ridotto malconcio e di aspetto composito, verso la metà del 1700 si preferì demolire e ricostruire il corpo della chiesa in stile neo?rinascimentale, causando certo la più grave perdita per l'eredità storica e artistica della città. Il riflesso dello stile architettonico della perduta Cattedrale si può scorgere nel contemporaneo Battistero di S. Giovanni (sec. XI/XII), restituito in questo secolo all'aspetto primitivo. Costruito in rosso mattone, poggia su di un basamento sicuramente romano, e certo originariamente, non sorse come battistero. La facciata, i fianchi e l'abside (visibile dal Calmaggiore) sono percorsi con raffinato senso plastico da lesene raccordate con leggerezza da coppie di archetti poggianti al centro su mensoline scolpite. Tra il Battistero e il Campanile è la piccola facciata della Scuola del Santissimo, che mostra le pallide tracce di un Cristo risorto dipinto da Tiziano Vecellio nel 1517. Il Campanile, dal largo basamento, pare opera del sec. XIII, rimasta ínterrotta ben prima del raggiungimento dell'altezza progettata.


La fiancata nord della Cattedrale mostra i segni lasciatì in questo luogo da quasi tutte le epoche: un notevole bassorilievo romano con figura di Baccante su di un contrafforte; le piccole finestre della cripta e un tratto di parete con lesene ed archetti della primitiva Cattedrale romanica; l'esterno, rivestito di candida pietra d'Istria, della Cappella del Santissimo, di puro disegno rinascimentale. La Cattedrale prospetta sulla piazza con l'enorme pronao esastilo, su ampia scalínata, innalzato nel 1836 in rigide forme neoclassiche e decisamente troppo fuori scala" rispetto alla "misura d'uomo" che caratterizza la città. Ai lati sono collocati i due leoni romanící in marmo rosso di Verona, già sorreggenti il protiro dell'antica cattedrale. L'interno fu costruito a partire dal 1760 su disegni di Giordano Riccati, che lo uniformò allo stile rinascimentale delle mantenute cappelle absídali; ne risultò un'architettura di stile neo?rinascìmentale piuttosto rigide nella concordanza esatta e ripetitiva delle membrature in pietra grigia, ma tuttavia originale e luminosa. Numerose sono le opere d'arte dì rilievo.

 


La Cappella Maggiore fu la prima della ristrutturazione rinascimentale, compiuta su disegno di Pietro Lombardo nel 1488. Allo stesso artista, con la collaborazìone dei figli Tullio ed Antonio, si deve, sulla parete sinistra, il Monumento Sepolcrale del Vescovo Zanetto (1486), di elegantissimo disegno rinascimentale e fine esecuzione (grande aquila sul festone, racemi sul sarcofago).Contigua è la Cappella dell'Annunziata o Malchiostro, dal nome del canonico che la fece erigere nel 1519 e poi decorare. L'architettura, semplicissima, fu concepita in funzione delle pitture, affidata ai due pittori più "moderni" e famosi della Venezia di allora: gli affreschi a Giovanni Antonio da Pordenone, e la pala d'altare i Tiziano Vecellio, risultandone uno dei complessi artistici più importanti dell'arte veneta. La cripta è l'unica parte rimasta pressoché intatta, forse già compiuta nel 1040. E' un ambiente di grande suggestione, caratterizzato da fitte colonnine, alcune con bei capitelli scolpiti di reimpiego. Sulle volte a crociera e sulle pareti sono numerosi frammenti di affreschi dei secoli XIII ?XIV. Sul pavimento, parti di mosaico romanico con animali mostruosi. Nell'abside è collocata l'Arca del patrono della città, S.LiberaIe sotto di essa è un interessante pavimento eccezionalmente conservato in piastrelle di maiolica con motivi vegetali, frutta, forse di fabbrica locale del 1500.

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SAN NICOLO'

I frati predicatori Domenicani giunsero a Treviso nel 1221 e si stabilirono presso il Sile, in una zona della città allora marginale; già nel 1231 gli Statuti Comunali rissavano sostanziose elargizioni per la costruzione di una nuova chiesa a navata unica. Tuttavia, come riferisce un'ininterrotta tradizione, si deve alla favolosa donazione di oltre 70.000 fiorini d'oro fatta in due momenti, nel 1303 e nel 1304, dal trevigiano Nicolò Bocassino, Papa Benedetto XI, già frate nel convento, se fu mutato il progetto e fu abbattuta la prima chiesa, per iniziarvi la grandiosa attuale. L'edificio è uno dei capolavori dello stile gotico promosso dagli Ordini mendicanti nel Veneto. La formula di questa grandiosa costruzione consiste nell'adozione degli elementi della tradizione romanica padana (compattezza delle murature, lesene, archetti di coronamento) per riplasmarli col vigore del nuovo linguaggio gotico d'oltralpe.


All'esterno la vitalità del gotico manifesta la sua forza anche poetica soprattutto nella parte absidale. L'interno ha una spazialítà grandiosa, dilatata in lunghezza ed altezza, accogliente e conturbante, dove tutto è immerso in una stupenda atmosfera luminosa, riverberata in toni caldi e dorati dal mattone. E' a tre navate, con transetto nel quale si aprono cinque cappelle absidali parallele, di cui tre con absidi poligonali. Numerosi affreschi trecenteschi a carattere votivo riferibili più o meno direttamente alla scuola di Tomaso da Modena, sono sulle colonne. Sulle pareti sono esposte numerose tele, quasi tutte di autori veneti minori del 1600. Presso l'ingresso laterale, la seconda colonna della navata sinistra è interamente fasciata da affreschi di Tomaso da Modena (1352?54 ca.): S. Romualdo con ai piedi i ritrattini dei committenti (forse prigionieri liberati, vedere i ceppi); la famosa S. Agnese e il Redentore; verso la navata maggiore, S. Gerolamo nello studio. Nella prima campata verso la facciata, grande Altare barocco della Madonna del Rosario (G. Grassi, statue di L. Comin e 0. Marinali, sec. XVIII). Di fronte, nella navata destra, Altare di S. Rocco (1490) elegante ancona lignea rinascimentale scolpita e dorata, contenente una statuetta lignea di S. Rocco e due tavole con i Santi Saba e Sebastiano di Giovanni di Giacomo da Padova, Altare del Cristo Risorto, della famiglia Bressa, elegantissimo ed elaborato complesso rinascimentale in marmi scolpiti e intarsiati di finissima esecuzione: le tre statue (Madonna, Redentore, S. Giovanni) sono attribuibili a Lorenzo Bregno (inizio 1500). S.Cristoforo, colossale figura ad affresco, la cui grandiosità è accentuata dalle sproporzioni anatomiche (inizio 1400).

 


Il pregevolissimo grande organo a due manuali è di Gaetano Callido (1778/79), perfettamente funzionante; la cassa armonica e le portelle dipinte su entrambi i lati da Giacomo Lauro (Storie di Benedetto XI) sono degli anni tra il 1500 e il 1600. Sotto l'organo vi sono affreschi (Madonne e Santi) di scuola veneto?emiliana della metà del 1300. Nella prima cappella a destra della maggiore, Pala con L'Incredulità di S. Tomaso e i Ritratti dei preposti della ''Commissaria Monígo", fondazione per la dote alle fanciulle povere. Sulla parete destra, Adorazione dei magi e Santi, affresco di stile senese, della seconda metà del 1300. Sulla parete sinistra, due Madonne e Santi di pittore romagnolo della seconda metà del 1300. Nell'abside della Cappella Maggíore, grande pala con Sacra Conversazione, racchiusa in una preziosa cornice architettonica rinascimentale. La scena è ambientata in un arioso loggiato, attraversato da una calda atmosfera. La pala, impostata e iniziata dal pittore belliniano ritardatario Fra Marco Pensaben nel 1520?21, fu da questi abbandonata e portata poi a termine da Gerolamo Savoldo, cui tra l'altro si deve certamente lo stupendo angelo musicante, e che introdusse nell'opera un avvolgente tonalismo di evidente ascendenza giorgionesca.


Sulla parete sinistra è il Monumento funebre di Agostino Onigo, forse il più splendido frutto del Rinascimento a Treviso, tra gli ultimi anni del 1400 e i primissimi del 1500. E’ un assai equilibrato complesso composto di due parti, una scultorea, l'altra ad affresco, che utilizzano largamente il ricco repertorio classico antiquariale. In un grande ovale di marmi pregiati è inscritto doppio sarcofago su cui poggia la figura togata del Senatore di Roma Agostino Onigo tra due paggi reggiscudo. Questa parte è inserita in un grandioso apparato prospettico?architettonico affrescato con fregi, cornici, armi e vasi classici appesi a nastri e, ai lati, due imperiose figure di paggi, dalla solida volumetria resa con decisi tagli di luce.


Il convento, soppresso nel 1810 dai decreti napoleonici, ospita oggi il Seminario Vescovile. E' un vastissimo complesso di edifici, riuniti attorno a due grandi chiostri principali, il cui aspetto risale prevalentemente al sec. XVI. Qui è d'obbligo visitare la Sa!a del Capitolo dei Domenicani. Si tratta di un ambiente appartenente alla costruzione più antica del convento, destinato alle riunioni ufficiali dei frati nelle quali venivano prese le decisioni più significative per la "famiglia" conventuale. Alla sua struttura e decorazione originarie, della seconda metà del 1200, appartengono le bifore, il portale, il soffitto lígneo a cantinelle dipinte, le fasce a meandri vegetali e, sulla parete di fondo, la grande Crocifissìone, notevolissima opera bizantino ?romanica, purtroppo danneggiata nel 1944. L'ambiente fu ridecorato con la famosa serie di 40 Ritratti di Domenicani illustri, dipinti da Tomaso da Modena nel 1352, con l'intento dì celebrare la gloria dell'Ordine Domenicano nei suoi uomini maggiori: Santi, Beati, Papi
Cardinali, tutti raffigurati nelle loro identiche cellette.

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CUCINA

Treviso è una città dinamica, giovane, che offre una molteplicità di attrattive, occasioni di shopping, di divertimento e di cultura. Ma in particolare incanta il passeggio sotto i suoi portici o fra le strette vie che si snodano nella parte più antica della città o lungo le sue arterie più frequentate. Passeggiando si incontrano trattorie e osterie con banchi fornitissimi, enoteche, ristoranti, luoghi che invitano alla sosta e alla convivialità.


La cucina è sempre di qualità, anche nella preparazione dei piatti più semplici ed è offerta con buon gusto e familiarità. Si possono gustare anche piatti tipici che non si trovano da nessun'altra parte, come la 'Sopa coada' (zuppa con carne di piccione, oggetto di un'originale e complessa preparazione) oppure le varie specialità con cui viene cucinato il famoso radicchio rosso di Treviso, un re della cucina. Il radicchio rosso è un ortaggio che cresce, solo in queste zone, con foglie a forma di lancia color porpora, la costa bianca, ritta e croccante ed il gusto amarognolo. La cura dei vino è irrinunciabile: non può essere servito un buon piatto che non sia accompagnato da un vino di corrispondente qualità e pure nella più umile osteria l'oste vi scarafferà del vino che non deluderà di certo. Richiestissime sono anche le trote e le anguille dei Sile cucinate in modo sapiente nelle trattorie e nei ristoranti della città e della zona.

Infine è nato a Treviso un dolce famoso: il 'tiramisù'.

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MANIFESTAZIONI

Treviso presenta una vita culturale ed artistica molto intensa, sviluppata da prestigiose istituzioni, come il Teatro Comunale, un'importante rassegna internazionale d'organo (settembre/ottobre), una rassegna internazionale del folclore (estate) e a settembre un tradizionale appuntamento dei Teatro nelle piazze cittadine; inoltre Treviso possiede un ippodromo e ha un movimento sportivo di prima grandezza.


La ricchezza dell'agricoltura della Marca dà luogo ad importanti manifestazioni commerciali e folcloristiche li radicchio rosso tipico è celebrato nei mesi invernali in varie località con feste, rassegne gastronomiche e mostre mercato. Importanti* sono anche le manifestazioni dell'asparago in primavera (a Badoere) e dei peperone (Zero Branco, fine estate).

Primavera: Superbe. Rassegna primaverile dove i menù degustazionesono composti da asparagi bianchied erbette spontanee quali il luppulo, il tarassaco, l'ortica ed altre piante aromatiche del trevigiano.

Estate: Biso e Verdisio. Nel mese di giugno, il gruppo "intavolando" offre menu imperniati sul gustoso abbinamento tra piselli (bisi) e il Verdisio, vino bianco leggermente frizzante delle colline trevigiane.

Autunno: Cocofungo. Rassegna gastronomica promossa dai ristoranti dell'associazione coco7 checelebra i funghi e l'incontro con una delle grandi culture gastronomiche nel mondo. Intavolando. Particolare rassegna autunnale collegata alla Mostra dell'infanzia di Sarmede (TV), che propone la degustazione di prodotti stagionali (castagne e funghi) in compagnia degli artisti espositori.

 

Inverno: I ristoranti del radicchio. Da dicembre a febbraio, serate interamente dedicate al Radicchio Rosso di Treviso in dieci ristoranti della provincia; cento ricetteper un felice connubio tra genuinità e tradizione gastronomica. CocoRadicchio. Incontri di alto profilo gastronomico e culturale curati dai coco7 e dedicati al Radicchio Rosso di Treviso e al Variegato di Castelfranco, i cosidetti fiori che si mangiano.


La famosa manifestazione denominata 'Ombralonga' si tiene a Treviso il terzo fine settimana di Ottobre di ogni anno e ricorda l’inaugurazione della "Fontana delle tette", un dono del podestà Da Ponte al popolo trevigiano.Ombralonga, da ombra, termine coniato dai veneziani, ma subito adottato anche a Treviso, per definire denominato a Treviso il classico bicchiere di vino che si consuma nelle osterie, nelle enoteche, è una festosa kermesse nata, tredici anni fa, per tenere viva e per valorizzare ulteriormente l' usanza trevigiana dell'andar per osterie, mangiando e bevendo in allegra compagnia. Ed il clou della manifestazione è, infatti, ”Ombratour”, ovvero una maratona fra le osterie della città. Nel centro storico di Treviso sono state selezionate una trentina di osterie e di locali tradizionali che meglio rappresentano i trevigiani ed il loro spirito goliardico, dove si potranno degustare i vini Doc della Marca trevigiana, ed alcuni dei principali prodotti tipici del territorio gustosi ingredienti di originali menù che ogni locale proporrà per l’occasione.

A chi s’iscriverà a questa maratona verrà fornito l’ “OmbraKit”, un set composto da un grembiule, un calice universale da assaggio con porta calice, una mappa per individuare le osterie, un buono pasto, un buono per l’assaggio dei formaggi tipici trevigiani (Casatella, Morlacco, Inbriago), un buono caffè, e la guida al territorio della Marca trevigiana. L’iscrizione all’”Ombratour” costa 12 euro ed il set rimarrà di proprietà del partecipante che potrà così portarsi a casa un ricordo della giornata.